Il “Labirinto dei Vinci”
È il più grande progetto di Leonardo mai realizzato prima, decifrando schizzi stenografici nel 1497 nel Ms. M e nel Codice Atlantico.
È una realizzazione permanente di arte-natura-scienza, destinata a crescere nel tempo e ad arricchirsi di ulteriori implicazioni concettuali, poetiche ed estetiche.
Il “Labirinto dei Vinci” è concepito come percorso simbolico della ricerca e della conoscenza e “i vinci” come nodo etico-emblematico di saperi e civiltà.
In base al disegno del “labirinto di Leonardo” (ricostruito da Alessandro Vezzosi dagli schizzi di Leonardo che si trovano nei circa 4.800 fogli dei suoi manoscritti a noi pervenuti), 1.500 salci - o “vinci” -, cioè rami di “vinco”, crescono sul terreno del “Giardino di Leonardo” (come sezione a cielo aperto del Museo Ideale e parco tematico alle porte Vinci). I rami saranno progressivamente intrecciati per delimitare i circa 800 metri del percorso del labirinto che occupa 3.000 m2 con un diametro di 60 metri.
Il “Labirinto di Leonardo” era stato ricostruito per la prima volta dal Museo Ideale nel 1997, ma in forma effimera, fra i girasoli, anche in riferimento alla riscoperta del dettaglio di un foglio di rebus leonardiani con il “girasole”, databile prima del 1492 (mentre si ritiene che il girasole provenga dall’America e giunga in Europa solo dopo il 1500).
Il percorso nel Labirinto, con il suo complesso significato mitico, filosofico e artistico, costituisce un archetipo universale: il “viaggiatore” vi si perde, riflette, si concentra, per ritrovare se stesso, per ricercare la via d’uscita, per progettare concettualmente il futuro.
